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Breve diario della Camminata in Amicizia, venerdì Santo, 21 marzo 2008

 

 

Proposta da Roberta Vicenzi e Mario Galvagni è accolta con entusiasmo da un gruppo di amici della Sezione della Sat di Mori. E’ annunciata da Roberta al ritorno della ciaspolada  al Colbricon di domenica 24 febbraio.

Si parte venerdì 21 marzo alle 7; il grosso si compone a Mori Stazione ,dove si prende la ciclabile. Fanno parte dell’allegra compagnia :

 

Gianfranco Chizzola, Carla Galvagni, Mario Galvagni, Sergio Gelmini, Lorenza Lucca, Fabio Petrolli, Mariano Piazza, Marco Potrich, Ivone Ronz, Argia Solvetti, Diego Tranquillini, Roberta Vicenzi, Carmen Tranquillini e Marcello Benedetti, Felice Zanella, Marinella Filigrana e Carmelo Zendri.

 

 

C’è anche Patrick Reinhard, direttore generale di Argentea Spa, un’importante software house di Trento specializzata nel settore bancario, un caro amico che abbiamo casualmente conosciuto all’aeroporto di Valladolid (Spagna) il 23 luglio 2007, quando stavamo per prendere l’aereo per rientrare in Italia e causa l’annullamento del volo abbiamo dovuto fare un po’ di peripezie per il rientro. Con Roberta e Carmen avevamo concluso il Camino de Santiago mentre Patrick aveva  percorso il Camino fino a Burgos ed è intenzionato a completarlo quest’anno. La Camminata in amicizia fa parte dell’allenamento per quest’estate.

Roberta ci dona un bella riflessione, che ci appendiamo al collo, in cui c’è scritto sul recto: 21 marzo 2008

Venerdì Santo

Camminata in amicizia

MORI

-

TRENTO (Duomo)

Sul verso c’è una riflessione di Joseph FOLLIET

che dice

 

Al termine della strada,

non c’è la strada

ma il traguardo.

Al termine della scalata,

non c’è la scalata

ma la sommità.

Al termine della notte non c’è la notte

ma l’aurora.

Al termine dell’inverno

Non c’è l’inverno

ma la primavera.

Al termina della disperazione,

non c’è la disperazione

ma la speranza.

Al termine della morte,

non c’è la morte

ma la vita.

Al termine dell’umanità,

non c’è l’uomo

ma l’Uomo-Dio.

 

 

 

Ieri sera c’era un po’ di preoccupazione perché il meteo dava nuvolosità intensa con possibilità di precipitazioni sparse. Con meraviglia il cielo è sì coperto, ma si intravede qualche possibilità di schiarite. Fa freddo tanto che dopo S Giorgio fotografo i ghiaccioli formati dalla linfa delle viti.

 

C’è un clima di allegria e di cordiale amicizia e la natura che ci circonda è meravigliosa. I salici stanno cacciando le foglioline ..Roberta vedi di completare…meravigliose le forsizie..i germani nuotano tranquillamente nel Leno ..i merli saltellano lungo le rive dell’Adige.

 

Al ponte delle Zigherane di Borgo Sacco prima foto di gruppo. Le Zigherane erano le lavoratrici della Manifattura tabacchi  che da più di 150 anni sono transitate da questo ponticello per andare al lavoro; molte le moriane che hanno contribuito a portare reddito e benessere alle loro famiglie. Purtroppo, proprio in questi giorni sta chiudendo dopo che il Monopolio di Stato l’aveva ceduta alla British American Tabacco, una multinazionale inglese. Possiamo dire che la Manifattura è stata il cuore della rivoluzione sociale e per certi versi anche culturale della Vallagarina, ha contribuito a rilanciare il ruolo della donna fino a prima pressoché inesistente.

 

 

 

In Val di Riva c’è ad attenderci Carla Galvagni, grande camminatrice, che nel 2006 ha percorso con il fratello Aldo e con Dante Lanaro, il Camino de Santiago classico da  S.Jean Pied de Port a Santiago di 780 km.   Entusiasti dell’esperienza i tre amici, nel 2007, hanno percorso il Camino di “Via de la Plata”, chiamato anche “Ruta della Plata”, che da Siviglia, nel sud della Spagna, attraversa la Andalusia, l’Estremadura e la Castilla y Leon porta ad Astorga, sul Cammino francese (quello classico) e da qui a Santiago per una lunghezza totale di circa 1000 km. In due anni hanno percorso la bellezza di 1800 km!

 

Al bicigrill di Nomi pausa per rifocillarsi, cortesemente accolti dalla gestrice con cui facciamo alcune foto.

 

Possiamo degustare anche qualche dolcetto delle nostre compagne di viaggio, tra cui riceve un apprezzamento particolare la torta di Lorenza, che contiene anche ricotta fresca. Qualcuno parla dell’ottima ricotta del caseificio di Avio; al che mi viene spontaneo di proporre ad un’aviense…particolare …che fa parte della nostra compagnia, la first lady Argia, abile sciatrice e appassionata  ballerina di liscio, che ci ha già fatto apprezzare anche la sua arte pasticcera …di proporci anche la variante...con la ricotta di Avio….

 

Stupendi i fiori che stanno sbocciando lungo la ciclabile, tra cui dei bei tulipani e suggestivo è il camminare lungo l’autostrada dove scorre un intenso traffico, è il Paese che lavora, che si sposta e che purtroppo inquina ….Viene in mente che parte di quell’intenso traffico potrebbe venire spostato su rotaia non solo per le merci ma anche per le persone. Si riflette sul costo del petrolio che in questi giorni è andato oltre i 113 $ il barile e che non tende a fermarsi. Si pone il problema di ricercare fonti energetiche alternative con un approccio meno ideologico verso il nucleare e puntando decisamente sul solare, eolico,  fotovolatico anche a livello famigliare soggetti privati.

La campagna è ben tenuta, i vigneti sono ormai pronti per l’annata agraria; i tralci sono ormai quasi tutti legati ai fili.  Sono in corso i primi trattamenti anticrittogamici nei campi di meli con gli atomizzatori azionati dai potenti trattori.

Lungo le rive dell’Adige la vita continua..gli uccelli migratori si riposano, notiamo dei nidi vuoti.

 

 

 

 

Spettacolari sono i castelli di Noarna, Castelpietra e Castel Beseno. Avvicinandoci all’aeroporto di Mattarello si nota un certo movimento di elicotteri e di un piper che trascina un’aliante.

 

 

Vediamo in azione anche il Dauphin-Aérospatiale, giallo a righe rosse, della Pat impiegato nel servizio di soccorso 118. Con Carla, che ha lavorato alla Italflay e conosce l’ambiente del volo sportivo, ricordiamo la figura di Mario Falqui Massidda, una persona che anch’io ho conosciuto, molto gentile, di idee progressiste e aperte, un uomo di un fascino particolare, molto ammirato dalle roveretane e che noi, di qualche anno più giovani, ammiravamo e cercavamo di imitare…..Un giorno andò a schiantarsi con un piper sulle rocce che sovrastano castel Pietra, che abbiamo passato da qualche chilometro; fu una delle morti che mi destarono più impressione.

Suona mezzogiorno e sulle roste (o tomi, come li chiama Sergio) dell’Adige facciamo tappa, al tiepido sole che ci allieta e ci rifocilliamo con quello che abbiamo portato con noi.

 

Ci raggiunge anche Ivone Ronz, accompagnata dal marito, che si aggrega alla allegra brigata…Ci scambiamo qualche particolarità tra cui apprezzo il bianco-rosè di Carmelo ed il caffè di Fabio, che si scusa, perché è un po’ addizionato …di schnaps..ma che apprezzo molto…. A Mario Galvagni ricordo l’impegno che ci siamo presi a suo tempo di trovarci ad ammirare il planetario, costruito da suo padre Danilo che rappresenta la rotazione della terra e della luna che le gira intorno, l’alternarsi delle stagioni, le eclissi di sole e di luna…un capolavoro…. con cui ha vinto la medaglia all’esposizione a Bruxelles. Interviene anche Sergio e ci viene in mente di proporre alla Sezione di fare una serata in sede dove Mario potrà spiegare agli amici della Camminata ed a chi vorrà esserci il tutto. Nell’occasione potremmo vedere assieme le foto di oggi. Con Mario parliamo anche di  un altro prezioso lavoro che papà Danilo ha fatto: il diario del periodo di guerra iniziato il 24-12-44 e chiuso l’8 6 ’45, che è stato raccolto amorevolmente da Mario e letto dai ragazzi dell’Associazione genitori nella serata del Giorno della Memoria il 26 gennaio 2007 e la cui sintesi è riportata sul sito www.marcellobenedetti.eu, assieme alle altre testimonianze raccontate quel giorno.

 

Alle porte di Trento notiamo che l’Adigetto non è poi tanto pulito;  ci sono molte borse di plastica che non avevo mai notato quando passavo in bicicletta. Avendo lavorato a Trento per tanti anni, alla Federazione trentina della Cooperazione, ho sempre utilizzato, nei mie frequenti spostamenti in città, la bicicletta e mi sono sempre trovato bene grazie alla celerità del mezzo, svincolato dal condizionamento dei parcheggi, con la possibilità di fare movimento ed il contributo al non inquinamento, già alto, della città.

Carini scorgiamo i conigli selvatici che vivono lungo le coste dell’Adige e dell’Adigetto che si lasciano immortalare.

 

Colpisce la vasta area ex Nicheli che sta per essere riurbanizzata secondo le proposte dei grandi architetti Piano e Busquets, tradotte nelle varianti urbanistiche recenti

Foto in via Verdi davanti a Sociologia e con di fronte l’entrata principale del Duomo. Chiediamo anche ad un passante che riconosco quasi subito, nel preside della Facoltà di Economia dell’Università di Trento, prof Zaninotto di farci due foto. Purtroppo, forse per una specie di timore reverenziale nei confronti del Preside di facoltà, tralascio di fare la solita raccomandazione agli improvvisati fotografi…..di non tagliare i piedi e le teste o le punte dei monumenti; infatti….la cupola del campanile del Duomo …..non appare in foto…

 

Dopo esserci rifocillati nel bar accanto (fa freddo e tira un forte vento) entriamo, un po’ in anticipo,  in Duomo; sono le 14,42, ma ci sono poche persone. Si riempirà negli ultimi 10 minuti.

Partecipare alle celebrazioni del Venerdì Santo nel Duomo di Trento non è cosa di tutti i giorni; entrando si prova una certa emozione. Mi evoca il centro della  storia della religiosità della Gente trentina, i grandi avvenimenti cui il Duomo ha assistito nei secoli ed ha fatto da luogo di incontro e di confronto, di centro di potere dei principi vescovi; mi evoca il più grande avvenimento della storia cui ha dato una delle sedi, il Concilio di Trento dal 1545 al 1563, il Concilio della controriforma cattolica, in risposta alla riforma protestante di Martin Lutero, che segnò profondamente e per secoli (possiamo dire fino al Concilio Vaticano II, indetto da Papa Giovanni XXIII) la pratica religiosa e l’essenza stessa del pensiero della Chiesa cattolica romana. Da rilevare che il titolo principesco, simbolo e legittimazione civile del potere temporale dei vescovi trentini, fu rinunciato da mons Maria Gottardi, sul finire degli anni ’60. Mi piace ricordare nel contesto dei principi vescovi trentini che il simbolo della Cooperazione trentina costituito dalle sette verghe unite è stato mutuato dallo stemma di Bernardo Clesio, principe vescovo di Trento, (detto anche Bernardo II di Cles, Cles11 marzo 1485 – Bressanone30 luglio 1539, tra le maggiori personalità politico-religiose del tempo) e che rappresentava i sette fratelli.

 

 

Con Roberta andiamo subito nella cappella del Crocefisso del Concilio ma la troviamo coperta da un enorme telo che raffigura il Crocefisso e che contiene i dati tecnici della restaurazione in atto. I con celebranti sono numerosi e preside la cerimonia l’arcivescovo di Trento, Mons Luigi  Bressan. Il coro crea un’atmosfera suggestiva come pure gli a solo di una corista. La lettura del Passio di S Giovanni è fatta a tre voci di cui l’arcivescovo interpreta quella di Cristo. E’ un momento di intensa emozione perché da sempre, ma mano a mano che gli anni avanzano, trovo questo brano estremamente umano direi quasi il sunto delle miserie e delle contraddizioni umane. 

Nell’omelia, l’arcivescovo, che prima della cerimonia Marco Potrich ha salutato con calore, tratta il tema della  sofferenza umana, assimilandola al percorso profondamente umano della passione e morte di nostro Signore. Il Dio cristiano volle provare la sofferenza umana; nel Dio cristiano c’è la consapevolezza del dolore umano; c’è affinità tra il dolore umano ed il dolore che Cristo ha provato nella sua Passione perché Dio costruì l’uomo a sua immagine e somiglianza. E’ l’unica religione che ha questa caratteristica del Dio che prova il dolore umano. Dio che ha fatto un’alleanza con l’uomo. La ragione umana é omogenea alla ragione di Dio perché l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio.

Esprime il rincrescimento perché in cattedrale ora non c’è ancora il Crocefisso del Concilio (che secondo la leggenda, in segno di assenso alle decisioni dei padri conciliari, reclinò il capo) che è in restauro ed esprime l’auspicio che ben presto possa tornare ed essere pregato dai trentini. Saluta anche la presenza dei cavalieri del Santo Sepolcro, che stanno raccogliendo offerte per i Cristiani della Terra Santa. Tra costoro riconosco un amico, l’on Ferruccio Pisoni, con cui ci salutiamo al termine della cerimonia, Presidente dell’Università popolare trentina con cui collaboriamo in Assoform , l’Associazione formazione trentina che raggruppa gli istituti ed enti di formazione professionale del Trentino. La celebrazione prosegue con il bacio ai tre crocefissi, uno nella navata centrale e due nelle laterali, cui partecipano molti fedeli ed anche noi.

Ricordiamo e preghiamo per i nostri cari ed i loro bisogni, per gli amici che si trovano nel dolore e nella malattia affinché possano guarire presto e tornare con noi; ricordiamo gli amici delle associazioni, degli enti, i cari amici impegnati in politica perché riescano ad essere di esempio nei confronti dei tanti delusi dalla politica. Una preghiera particolare va a costoro che si sentano responsabili ad impegnarsi anche loro in qualcosa che serva concretamente a promuovere e realizzare  il bene comune ed ai bisogni del Mondo impoverito anche causa nostra e dell’Umanità intera. Ringrazio il Crocefisso del Concilio e l’apostolo Santiago, patrono dei camminatori, e tanto da me invocato, per l’aiuto che ha dato alla nostra Sezione di ritrovare unità, nuovo slancio e condivisione d’intenti.

Da ultimo, ma non meno importante, chiedo a Dio, padre misericordioso ma esigente dei talenti che ci ha concesso in ammministrazione, tramite la figura del Cristo sofferente del Crocefisso del Concilio e S.Vigilio, Patrono di Trento, cui il duomo è dedicato, che mi aiutino a ben agire ed a prepararmi al meglio per l’appuntamento finale in cui, sono convinto, oltre alle azioni negative mi sarà chiesto conto di quello che potevo fare e non ho fatto.

 

Facciamo qualche foto anche nello stupendo scenario di Piazza Duomo, davanti alla fontana del Nettuno che la brezza ci fa investire di una stimolante acqua di polverizzazione.

 

Accompagno alla stazione ferroviaria gli amici che partono per Mori. Non voglio perdere l’occasione di visitare la mostra multimediale:” Psichiatria un viaggio senza ritorno”. Passato e presente degli errori ed orrori psichiatrici. www.ccdutrento.org , che si svolge al Palazzo della Regione, in Piazza Dante.

Ci sono dei giovani molto gentili che aiutano i visitatori a vedere i filmati storici e le interviste ad oltre 160 persone tra medici e specialisti in materia pscichiatrica e testimonianze di persone che hanno subito abusi pscichiatrici o hanno perso dei familiari a causa dei “trattamenti” psichiatrici.

E’ venerdì Santo e mi accorgo che c’è un filo rosso che collega la riflessione dell’arcivescovo sulla sofferenza umana che ho ascoltato poco fa in Duomo e le riflessioni e le testimonianze, molte volte drammatiche, che la mostra propone. E sono contento di legare aspetti così umani e spirituali in un’unità di intenti e riflessione proprio il Venerdì Santo.

Poco dopo la metà della mostra non mi sento bene, provo forte nausea; forse è la crudezza delle immagini e delle testimonianze mista al fatto che sono un po’ stanco. Decido di interrompere la visita e vado alla stazione ferroviaria.

Mi hanno impressionato i trattamenti praticati ai malati di mente nelle varie epoche, estremamente crudeli che si sono modificati nelle pratiche ma che hanno conservato le stesse logiche punitive e non rispettose della persona umana e della sua dignità. Mi viene in mente, al riguardo, quel capolavoro cinematografico “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Miloš Forman, mirabilmente interpretato da Jack Nicholson, che ha segnato la storia del cinema nella trattazione innovativa di un argomento tanto delicato.

 

 

 

Tremende le motivazioni portate dai vari psichiatri o presunti tali nel corso degli ultimi tre secoli della storia umana, che stavano alla base dei trattamenti praticati ai disgraziati malcapitati, che erano delle vere e proprie torture; non solo non servivano a curare, ma spesso determinavano la morte del “paziente”. Ascoltando i racconti mi sono chiesto come un medico, potesse e possa arrivare a teorizzare simili cure, che erano e restano inumane e bestiali.

Ma il peggio è avvenuto quando questi “scienziati” misero a disposizione di regimi dittatoriali le loro nefaste teorie e le perfezionarono con la filosofia eugenetica tesa a “controllare” ed emarginare i disabili, i diversi e gli avversari politici. Tale concezione ha costituito la base filosofico-scientifica della teorizzazione del razzismo che ha trovato sistematica applicazione in Sud Africa con il Primo Ministro Vorwoerd  che era uno psichiatra, e nel Ku, Klux, Klan americano; più del 60% degli psichiatri tedeschi, durante il nazismo, facevano parte delle SS. Stessi metodi erano adottati dal regime zarista nell’impero russo poi “perfezionato” dal regime staliniano con le varianti moderne del regime cinese. Anche gli Usa non sono stati del tutto immuni da questo fenomeno. 

Una considerazione generale sulla mostra che mi sento di fare, salvo ripromettermi di completare la visita in una prossima occasione, è la seguente:

-la sensazione che ne ho tratto è che, pur nell’intento lodevole di fare in breve tempo un quadro su uno dei temi più drammatici della storia dell’Umanità, sia stato dato un giudizio molto negativo e generalizzato degli psichiatri, fatti passare per una casta di personaggi crudeli, inumani, insensibili alla sofferenza dei pazienti e venduti al denaro ed alle case farmaceutiche.

Purtroppo la storia dell’Umanità è costellata, in tutti i campi, non solo nella psichiatria, da simili esempi, ma è un dovere di verità ricordare che ci sono stati e ci sono dei medici, degli psichiatri che vivono la loro professione come una missione umanitaria e come tali si comportano. Ci sono degli esempi eroici al riguardo.

Altra considerazione è che, con rincrescimento, non ho visto (nella parte che ho saltato e che ho scorso velocemente non ho trovato nulla al riguardo) alcun riferimento alle scuole psichiatriche che hanno cercato di introdurre metodi di cura più rispettosi della dignità umana, prima tra tutte la scuola del Prof Franco Basaglia [1], padre della Legge 180 del 13 maggio 1978, di trent’anni fa. E questo mi pare un limite perché il cittadino responsabile deve poter sapere che anche nella psichiatria e nella cura mentale, fortunatamente, ci sono e ci sono stati esempi positivi.

Pur non essendo uno specialista in materia, ma cultore degli aspetti socio-assistenziali della nostra società, penso si possa convenire che la legge Basaglia ha avuto il grande merito di abolire gli ospedali psichiatrici, i vecchi manicomi, e di tentare di superarli con modalità di cura più rispettose della dignità umana e inseriti in strutture diffuse sul territorio. Da quanto ne so forse la legge Basaglia ha peccato di ingenuità nel senso che ha teorizzato quello che era ed è solo un auspicio e cioè che la malattia mentale non esista in senso oggettivo ma sia solo frutto dei meccanismi socio-economici ingiusti della società. In questo la legge Basaglia si è forse fatta prendere la mano da una visione un po’ troppo ideologica della malattia, quando invece, purtroppo, la malattia mentale esiste oggettivamente anche se può essere favorita dai contesti socio-economici-relazionali.

Per quel poco che ne so, la legge Basaglia fu un grande avvenimento non solo in campo medico, ma anche in campo culturale e politico. Destò vasta eco a livello mondiale tanto che fu studiata e presa ad esempio da molte nazioni anche più avanzate, da un punto di socio-sanitario, della nostra. Purtroppo il varo della legge non fu accompagnato in modo coerente e conseguente dalla predisposizione delle strutture idonee ad accogliere e seguire nel modo adatto le persone uscite dai manicomi; rimase sostanzialmente disapplicata per questo aspetto determinante e riversò gran parte dell’onere sulle famiglie che si trovarono talvolta sole ad affrontare un problema più grande di loro.

 

 

 

 



[1]

Celebre una sua considerazione sulla malattia mentale: « La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d'essere »

La legge 180, Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori, del 13 maggio 1978, impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. Successivamente la legge confluì nella legge 833/78 del 23 dicembre 1978, che istituì il Servizio Sanitario Nazionale.

La legge fu una vera e propria rivoluzione culturale e medica, basata sulle nuove (e più "umane") concezioni psichiatriche, promosse e sperimentate in Italia da Franco Basaglia.

Prima di allora i manicomi erano poco più che luoghi di contenimento fisico, dove si applicava ogni metodo di contenzione e pesanti terapie farmacologiche e invasive, o l'elettroshock (che viene tuttora utilizzato).

Le intenzioni della legge 180 erano quelle di ridurre le terapie farmacologiche ed il contenimento fisico, instaurando rapporti umani rinnovati con il personale e la società, riconoscendo appieno i diritti e la necessità di una vita di qualità dei pazienti, seguiti e curati da ambulatori territoriali.

La legge 180 demandò l'attuazione alle Regioni, le quali legiferarono in maniera eterogenea, producendo risultati diversificati nel territorio. Nel 1978 solo nel 55% delle province italiane vi era un ospedale psichiatrico pubblico, mentre nel resto del paese ci si avvaleva di strutture private (18%) o delle strutture di altre province (27%).

Di fatto solo dopo il 1994, con il Progetto Obiettivo e la razionalizzazione delle strutture di assistenza psichiatrica da attivare a livello nazionale, si completò la chiusura effettiva dei manicomi in Italia.

Nonostante critiche e proposte di revisione la legge 180 è ancora la legge quadro che regola l'assistenza psichiatrica in Italia.